lunedì 30 aprile 2012

Omicidio (non) perfetto: ci vuole un modellino di Vespa

Questa domenica ci siamo date alla cultura: siamo andate a visitare il palazzo Jusupov, residenza dell'antica famiglia aristocratica Jusupov (ma va??). Il palazzo è ovviamente arredato in maniera sfarzosa e in stili diversi, barocco, moresco e tutti i più opulenti che vi vengono in mente. C'è persino un teatro privato in cui tutt'ora vengono tenuti dei concerti. Insomma,un tripudio di eleganza e ostentazione: abbiamo già cominciato a mettere da parte i soldi  per comprarlo(siamo a quota 5 euro).





Non abbiamo solamente cercato il nostro futuro nido d'amore, ma ci siamo anche interessate alla storia: fermi tutti, non chiudete la pagina! Vi giuriamo di non farvi un trattato storico.
Avete presente "Anastasia", il cartone della 20th Century Fox, in cui l'eroina era stalkerizzata da un orrido zombie accompagnato da un pipistrellino bianco?
Ecco, lui è Rasputin: nella realtà non era di colore verdognolo e non si svitava arti vari, ma in compenso credeva di essere predestinato da Dio a grandi opere. Il proprietario della nostra futura dimora, Mr Jusupov, temeva l'eccessiva influenza di questo megalomane sul sanissimo impero russo. Così decise di prendere in mano la situazione: e quale modo migliore di sbrigare la faccenda se non un bel complotto? Di bersi una vodka in amicizia non se ne parla, ovviamente.
Jusupov lo attirò al palazzo con la scusa di presentargli la granduchessa Irina e lui naturalmente accettò: manco a dirlo, voi uomini vi fate sempre fregare. Nel seminterrato del palazzo avvenne il primo round: Mr J. gli fece servire dei dolcetti e del vino avvelenato che Rasputin si ingollò avidamente senza batter ciglio. Stupito, Jusupov attuò il piano b: un bel colpo di pistola in pieno petto. Un classicone. Rasputin cadde al suolo per rialzarsi poi dopo due minuti e fuggire nel giardino innevato urlando a squarciagola "non mi prendiiiii". Altri due colpi di pistola lo raggiunsero prima che uscisse dal cancello e si vocifera anche di randellate e borsettate di Irina. Il nostro zombie preferito fu poi ben impacchettato e gettato nella Neva. Il quarto round fu finalmente un successo: come Di Caprio morì nelle acque gelate.
La parentesi storica è terminata, torneremo a breve con dettagli più frivoli della nostra vita russa. Intanto vi lasciamo con una prova della nostra stupidità e simpatia anche in luoghi di grande interesse storico:



venerdì 27 aprile 2012

Meteoropatia, urge vodka.



Ne "Le notti bianche" Dostoevskij paragona il tempo di San Pietroburgo a una donna ammalata, la cui bellezza è nascosta dalla sofferenza e si manifesta in momenti fugaci di cui è difficile accorgersi.
Questo paragone non si può capire finché non si vive a Petropoli/ Grigiopoli: la città è ammantata da nuvole dense e minacciose che si svuotano almeno due volte al giorno e nessuno usa l'ombrello... che questi mangiacavoliepatate siano diventati tutti impermeabili?
Gli abitanti di questa allegra e ridente città sono infatti abituati a questo clima uggioso, ma non si può dire lo stesso di noi: la meteoropatia ci contraddistingue e, di certo, pensare che in madrepatria la primavera sta avanzando non aiuta, anzi ci fa avere delle crisi di nervi.
Il nostro umore in questi ultimi giorni è così:

Ma come ci insegna il vecchio Fёdor, il grigiore ogni tanto è interrotto da sprazzi di luce che rendono giustizia a Piter: basta un raggio del sole del nord per far risplendere tutto e tutti.
Ecco, confidiamo che una di queste epifanie si manifesti al più presto: per adesso viviamo nel ricordo del sole che abbiamo incontrato e amato l'anno scorso, ma che, durando innaturalmente per una settimana di fila, ci ha subdolamente ingannate.. non ti perdoniamo laido astro luminoso!

La mancanza di luce ci rende intrattabili e la nostra camera è troppo piccola per contenere tutte queste onde di negatività. Vi odiamo tutti e vi auguriamo una primavera inesistente e temporali tropicali fino al 15 di luglio, soprattutto se siete sotto il sole o in maglietta, se programmate weekend al parco o al mare o se andate a bere le prime birre in locali all'aperto.
Fanculo e alla prossima.
G & K ( precisazione: scriviamo sempre a quattro mani)



martedì 24 aprile 2012

Squallore e momenti di terrore iniziali





Se quando vi parlano di Madre Russia vi immaginate sfarzosi palazzi, ampi scaloni ottocenteschi e facciate grandiose... vi state sbagliando. Le foto che vedete sopra ritraggono il tipico ingresso di un appartamento nel centro (che più centro non si può) di San Pietroburgo: cancelli scardinati, muri imbrattati e scrostati, e scalini storti (ovviamente di ascensori non se ne parla nemmeno).
Con un simile primo impatto,immaginatevi quali aspettative nutrissimo per l'appartamento in sé: la disperazione ormai aveva preso il sopravvento e già ci figuravamo tre mesi circondate da topi e altre creature non meglio identificate.
Grazie ai Santi Cirillo e Metodio, l'appartamento si presenta così:




Come potete vedere, l'ambiente interno è estremamente accogliente e curato nei dettagli (e sembrerebbe anche pulito).
Una delle prima cose che colpisce di questa città è quindi lo stacco fra gli spazi in comune e quelli privati: i primi sembrano delle topaie abbandonate da Dio, i secondi sono invece ospitali, nonostante alcuni particolari non propriamente sobri. Ma non ce la sentiamo di giudicare il pure gusto estetico soprattutto quando una di noi possiede un telo mare leopardato e l'altra una canottiera ricoperta di paillettes: insomma, nella patria degli zarri un po' ci sentiamo a nostro agio.

lunedì 23 aprile 2012

9 gradi e zanzare: benvenuti a San Pietroburgo!

Qualche settimana addietro, i due premi nobel che vedete nella foto decisero di aprire un blog a quattro mani per documentare la loro esperienza autolesionista: tre mesi nell'inospitale San Pietroburgo per imparare la lingua (già studiata in università) e vivere da vere russe.
La nostra illusione di poterci mimetizzare nella fauna locale è crollata ancora prima di mettere piede fuori dall'aeroporto: circondate da esemplari alti e biondi, le nostre fluenti chiome castane e il nostro metro e settanta scarso ci hanno smascherate subito . Ma questo è niente rispetto alle nostre risate isteriche e alle imprecazioni che risuonavano in una sala d'attesa gremita di persone serie e corrucciate: insomma, noi italiani ci facciamo sempre riconoscere.
In ogni modo non ci perdiamo d'animo: abbiamo ancora 83 giorni per riuscire nell'impresa a meno che le zanzare non ci mangino vive  (ebbene sì: c'è una colonia di zanzare feroci nella nostra nuova cameretta).